Prime riflessioni sull’attuazione
               della riforma fiscale delle società in Svizzera (Riforma III)                
                                                nei rapporti con l’Italia
   s.floris@fld-law.com

Premessa

Il 5 giugno 2015, il Consiglio federale ha dato luogo alla procedura per l’attuazione della legge sulla riforma III dell’imposizione fiscale delle imprese.
 
La riforma prevede l’abolizione degli statuti fiscali privilegiati che i Cantoni (in concorrenza fra loro) riservano alle imprese estere, in particolare alle società holding, società di domicilio e società miste.
 
Benché da tempo la Svizzera fosse sottoposta a pressioni dall’UE per l’abolizione di detti statuti, la riforma in discussione è stata maturata a seguito del progetto congiunto dell’OCSE e del G20 denominato BEPS (Base Erosion and Profit Shifting). Il risultato finale di tale progetto, pubblicato il 5 ottobre 2015, consiste nella lotta contro l’erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili verso giurisdizioni che prevedono un’imposizione fiscale debole o nulla.
 
Da anni infatti gli statuti cantonali non sono più compatibili con gli standard internazionali, tanto che sono stati abbandonati da molte imprese estere.   
 
La riforma ha quindi come scopo quello di rendere nuovamente attrattiva la piazza finanziaria svizzera, per rimediare alla fuga di imprese e capitali causata anche dalle decisioni politiche che il governo elvetico è stato costretto ad adottare negli ultimi anni e che hanno portato all’eliminazione del segreto bancario e allo scambio di informazioni con i Paesi OCSE.
 
Per salvaguardare l’attrattività della piazza finanziaria svizzera, evitando i boicottaggi UE e le black lists, si è pertanto giunti alla decisione di eliminare gli statuti fiscali incriminati in quanto applicabili solo a determinate società estere.
 
Poiché una tale misura comporta una rilevante perdita del gettito fiscale (4.5 miliardi circa, ovvero circa il 50% dell’intero gettito dell’imposta sull’utile della Confederazione), la contromisura adottata, consiste nell’applicare a tutte le società operanti in Svizzera un’aliquota più vicina possibile a quella sinora applicata alle società con statuto fiscale privilegiato. Ciò significa che l’imposta media cantonale sugli utili, attualmente intorno al 18%, andrà ridotta a circa 10-13%, con una perdita, comunque, del gettito fiscale di mezzo miliardo per la Confederazione e di 1.7 miliardi per Cantoni e Comuni.
 
I riflessi della riforma III con l’Italia
 
I vecchi statuti cantonali si sono rivelati particolarmente svantaggiosi per le società che hanno scambi con imprese italiane, essendo l’Italia uno dei primi Paesi ad averli inseriti nella black list sulla indeducibilità dei costi fiscali e in quella delle CFC (livello di imposizione con aliquota inferiore del 50% rispetto all’aliquota italiana).
 
Alla luce delle rivoluzionarie recenti riforme, con cui la Svizzera ha eliminato il segreto bancario e autorizzato lo scambio automatico d’informazioni, la nuova normativa in discussione sulla imposizione delle società, cambierà lo scenario negli scambi transfrontalieri tra Svizzera e Italia, riattivando l’interesse di determinate imprese italiane a stabilirsi nella Confederazione Elvetica.
 
La riforma prevede diverse misure tra le quali:
  • Introduzione di un “patent box” a livello di imposte cantonali che prevede un trattamento privilegiato degli utili da brevetti e diritti analoghi riconducibile alle attività di ricerca e sviluppo in Svizzera. I Cantoni possono accordare una riduzione fiscale massima del 90% sugli utili provenienti da « patent box ».
  • Deduzioni più elevate accordate ai Cantoni per le spese di ricerca e sviluppo.
  • I Cantoni potranno altresì introdurre sgravi mirati per l’imposta sul capitale.
  • Armonizzazione dell’imposizione parziale dei dividendi per le persone fisiche che verrà ridotta del 30% a livello federale e cantonale. I dividendi provenienti da invesitimenti in borsa superiori al 10% saranno imponibili nella misura del 70%.
  • Riduzione delle imposte cantonali sugli utili societari, secondo le possibilità di ogni Cantone, per portarle il più vicino possibile a quelle degli statuti fiscali privilegiati, in modo da evitare la delocalizzazione delle società che già usufruiscono di privilegi fiscali.
Quest’ultima misura porterà ad aliquote fiscali sugli utili societari nettamente più basse di quelle attualmente vigenti nei Paesi OCSE e, in particolare, in Italia. L’aliquota media cantonale, attualmente del 21%, verrà portata al 14% circa, contro quella oggi in vigore in Italia del 31.4% (27.5% IRES + 3.9% IRAP).
  
Quando due Paesi confinanti applicano aliquote imponibili in maniera cosi discrepante, il rischio che le imprese migrino nel Paese fiscalmente più conveniente sarà inevitabile. E’ lecito quindi supporre che determinati imprenditori italiani potrebbero volere sfruttare l’opportunità offerta in Svizzera, dal momento che un’imposizione così attrattiva come quella prevista dalla riforma III non verrà più considerata discriminatoria dall’OCSE e dall’Italia.
 
Di conseguenza, grazie alle trattative tra la Svizzera e i Paesi OCSE che porteranno alla imminente riforma III, le norme che l’Italia ha inserito nella sua legislazione tributaria per contrastare la delocalizzazione dei redditi in Paesi fiscalmente più vantaggiosi (di contrasto della c.d. estero-vestizione, imponibilità integrale dei dividendi, tassazione integrale delle plusvalenze,  imputazione al soggetto italiano del reddito delle società estere controllate, presunzione relativa di residenza, ecc.) non potranno più essere applicate ad alcuna società svizzera.
 
Certo, se la riforma italiana, che prevede di portare nel 2017 l’aliquota imponibile delle società dal 31.4% al 24%, venisse attuata, il divario tra l’aliquota italiana e quella ordinaria svizzera sarebbe comunque notevole, vale a dire di 10 punti circa (14% contro 24%).
 
Conclusioni
 
Grazie alle ultime modifiche normative svizzere (in particolare scambio automatico di informazioni) e alle notevoli agevolazioni fiscali contemplate dall’entrata imminente della riforma III, che non potranno più essere considerate discriminatorie (ring fencing) dai Paesi OCSE e G20, la Svizzera tornerà ad essere una piazza finanziaria più che mai attrattiva per le imprese estere.
 
L’attrattività, oltre che essere data dalla riforma III, trova il suo fondamento anche nell’attuale imposizione delle persone fisiche ad alto reddito: dopo Singapore e Hong Kong, la Svizzera è il Paese più vantaggioso al mondo, fatta ovviamente eccezione dei paradisi fiscali.
 
Alla competitività fiscale si aggiungono fattori altrettanto importanti quali la stabilità politica, una burocrazia semplice e snella, l’alta qualità di vita, come pure l’ottimo rapporto tra contribuente e l’amministrazione fiscale, basato sulla buona fede.